

Foto di Ben Nienhuis, courtesy Design Museum Den Bosch
La missione del design oggi secondo sei direttori di musei del design internazionali
Fino al 25 maggio 2025 il Design Museum Den Bosch a ‘s-Hertogenbosch, nei Paesi Bassi, ospita la mostra Trans Europe Design Express – a journey through five design collections [un viaggio attraverso cinque collezioni di design]. L’invito del direttore del museo Timo de Rijk a partecipare a un’esposizione transeuropea sul design è stato accolto da Triennale Milano in Italia, dal musée cantonal de design et d’arts appliqués contemporains in Svizzera, dal Domaine de Boisbuchet in Francia, dal Design Museum Danmark in Danimarca e dal Brussels Design Museum in Belgio. Queste istituzioni contribuiscono ciascuna con 25 opere rappresentative per avviare un dialogo europeo sulla loro missione e sul ruolo del design nell’epoca attuale.

Courtesy Design Museum Den Bosch
L’eccezionalità di questa occasione, che vede cinque musei di design ospitati da un sesto, riveste un’importanza storica. Queste istituzioni non si riuniscono solo per partecipare a una mostra o a una discussione su pratiche e collezioni, ma per aprire la strada a una più ampia riflessione sul rapporto tra convivenza, azione e dialogo – altrettanti temi cruciali per la sopravvivenza e l’evoluzione dei musei, in particolare di quelli dedicati al design. Questa riflessione abbraccia i rapporti tra pubblico e privato, il concetto di (in)dipendenza, la solidarietà istituzionale nella diversità e il ritorno a un senso collettivo del “noi” contrapposto a un “io” isolato e autoritario.

Courtesy Design Museum Den Bosch
Il museo è un’istituzione permanente senza scopo di lucro e al servizio della società, che compie ricerche, colleziona, conserva, interpreta ed espone il patrimonio culturale, materiale e immateriale. Aperti al pubblico, accessibili e inclusivi, i musei promuovono la diversità e la sostenibilità. Operano e comunicano in modo etico e professionale e con la partecipazione delle comunità, offrendo esperienze diversificate per l’educazione, il piacere, la riflessione e la condivisione di conoscenze.
Attraverso le sue collezioni e progetti, un museo del design riscopre finalità diverse rispetto al passato recente: si propone come piattaforma di comunicazione e formazione, mette in luce le molteplici capacità umane, propone un modello di convivenza che integra memoria e innovazione e legittima un’idea di civiltà attraverso quelli che potremmo definire oggetti/progetti civici. Inoltre, gli ambiti della ricerca condotta dal e attraverso il design stanno acquisendo sempre maggiore rilevanza, poiché questa disciplina viene riconosciuta non solo per il suo valore culturale, ma anche – e forse ancor di più – per il suo impatto sociale e politico.
Gli oggetti civici comprendono progetti che spesso seguono una logica collettiva e uno spirito di comunità (ad esempio, la segnaletica stradale, la comunicazione pubblica, gli arredi urbani, le attrezzature per persone con disabilità o le strutture e l’equipaggiamento sportivo, tanto per citare alcuni esempi evidenti). Questi oggetti trovano ampia diffusione nell’amministrazione pubblica, negli eventi sportivi, nei servizi sanitari, nell’istruzione e nei trasporti.




Il museo può essere ripensato come un meccanismo che riduce le disuguaglianze, un amplificatore di ricordi, un archivio di dati e casi di studio o ancora un laboratorio di possibilità. Deve anche essere depositario dei diritti e dei doveri della convivenza, attraverso tutte le forme che il design mette a disposizione per l’organizzazione della nostra esistenza. Il design, in quanto disciplina dinamica e versatile, si manifesta in oggetti, idee e linee di pensiero, rappresentando la più concreta testimonianza del coraggio di affermare il nostro destino e farcene carico.
Per la natura delle sue collezioni e dei suoi progetti, profondamente radicati nella vita umana e nelle esperienze quotidiane, un museo del design dovrebbe essere la sede ideale per un dialogo tra ambiti che non sono più opposti ma contigui: naturale/artificiale, reale/virtuale, comunità/individuo, autore/collettivo, tendenza/comportamento. Per noi, un museo del design deve essere un’agora in cui gli unici muri siano quelli che delimitano l’edificio che lo ospita – per quanto, a ben vedere, anche i paesi siano edifici costruiti dall’uomo.

Courtesy Design Museum Den Bosch
Perché l’eredità dei fenomeni socio-culturali possa trasformarsi in un balsamo per la società, serve il potere organizzativo e orizzontale delle istituzioni. Ma quali? Musei, università, teatri, accademie, centri di ricerca e spazi culturali sono catalizzatori di energia e luoghi fisici di aggregazione ed espressione collettiva. In particolare, le comunità migranti, sempre più sospese tra vergogna e orgoglio, devono essere coinvolte non solo come fonti di opportunità e conoscenza, ma come attori essenziali nel dibattito culturale nella società. Un museo con le sue collezioni e i suoi progetti rappresenta un agile strumento di politica culturale con una portata globale, in quanto agisce come un sismografo dei fenomeni, un termometro delle condizioni locali e un mezzo per raccontare l’“essenza” di un territorio, favorendo al contempo le relazioni internazionali.
Lo storico Alessandro Barbero ha affermato: “Studiando i primi venticinque anni di questo secolo, mi concentrerei sulle ragioni per cui le democrazie hanno smesso di funzionare efficacemente. La democrazia esiste per dare voce agli individui, eppure in Occidente questa percezione è sempre meno evidente”.

Courtesy Design Museum Den Bosch
Un museo del design è anche una sintesi di conoscenze e un mediatore socio-economico con un’ampia portata territoriale. Dovrebbe quindi essere il luogo ideale per adottare pratiche tipiche della diplomazia culturale, rinnovando la sua funzione pubblica ed esercitando un soft power sulle istituzioni politiche e amministrative. Ed è proprio quello che fa esponendo oggetti esistenti e dando vita a nuovi progetti, processi creativi e produttivi, cultura materiale e innovazione. Le nostre cinque istituzioni attivano un’ampia comunità di individui, accomunati da valori condivisi come l’etica del lavoro e la diffusione di standard minimi che garantiscano dignità, sicurezza e diritto alla casa, ai trasporti, alla sanità e all’istruzione. Questo particolare ramo della diplomazia culturale prende il nome di “diplomazia del museo del design”.

Courtesy Design Museum Den Bosch
L’Europa deve riaffermarsi come custode della democrazia e della coesistenza. Deve farlo, in parte, attraverso il design, offrendo nuove immagini, contenuti e idee per facilitare il processo di riequilibrio sociale. Devono emergere nuove narrazioni per affermare che esistono ancora futuri possibili. Perché questo avvenga, come ha dichiarato Sergio Mattarella il 5 febbraio 2025 a Marsiglia: “Servono idee nuove e non l’applicazione di vecchi modelli a nuovi interessi di pochi. Le università e i musei sono candidate a far emergere queste idee. […] la storia è incisa nei comportamenti umani. Il futuro del pianeta passa dalla capacità di plasmare l’ordine internazionale perché sia a servizio della persona umana”.
Queste misure essenziali comprendono l’istruzione e la comprensione reciproca – alla base della convivenza – e la libera circolazione delle informazioni. È essenziale riaffermare i principi fondativi del pensiero europeo, includendo le aspirazioni di coloro che si sentono emarginati. Oggi, quindi, è più che mai necessario rivedere il concetto di sfera di influenza di un gruppo o di una rete, contrastando figure che cercano di assumere incarichi pubblici e gestire beni comuni. Questi nuovi oligarchi operano attraverso strumenti sviluppati all’interno di settori intrinseci al design: comunicazione, innovazione digitale, trasporti, logistica e servizi.
Forse il design non cambierà il mondo, ma di certo ha dato forma al mondo nel suo complesso e noi definiamo la nostra società attraverso le sue manifestazioni materiali.

Courtesy Design Museum Den Bosch
Ma i musei hanno un grande potenziale, lo si è visto storicamente. L’istituzione, nel 1851 a Londra, del primo museo del design all’indomani della prima Esposizione universale tenutasi in quello stesso luogo, aveva l’ambizione di rendere il mondo un posto migliore. Al Victoria & Albert Museum è seguita una lunga serie di musei europei per le arti decorative e l’artigianato, portati avanti con lo stesso idealismo: il sogno che la civiltà moderna si fosse messa alle spalle guerre e conflitti militari per avviare una competizione basata invece sull’impegno, la competenza e la qualità. Tutto questo, allo scopo di creare un design a tutti i livelli che contribuisse a strutturare una società moderna in cui le risorse potessero andare a beneficio del maggior numero possibile di individui.
Sebbene gli ultimi 175 anni non siano stati affatto privi di guerre e di conflitti, ci rendiamo conto che ora più che mai il design può essere un agente di cambiamento – e risolvere sfide globali. I musei di design trasmettono ogni giorno questa conoscenza e visione negli incontri con le persone.
Forse il design non cambierà il mondo, ma di certo ha dato forma al mondo nel suo complesso e noi definiamo la nostra società attraverso le sue manifestazioni materiali. Siamo convinti che i musei di design possano attrarre nuovi gruppi sociali. La nuova cultura (visiva) che si sta attualmente sviluppando in modo sempre più evidente, soprattutto tra i giovani, è più fortemente radicata nel design che – per dire – nelle arti visive. Un museo del design è forse il genere di piattaforma che può contribuire idealmente a creare una nuova forma di comunicazione e “chiamare all’azione". Un museo che si occupa di design continua ancora a suscitare in molti l’aspettativa di ammirare oggetti storici belli e a volte famosi. Non c’è niente che non va nella bellezza, ma il nuovo tipo di museo del design a cui pensiamo può affrontare temi importanti che ci riguardano tutti da vicino nel nostro mondo in rapido cambiamento.
Crediti
Articolo pubblicato in collaborazione con Design Museum Den Bosch; musée cantonal de design et d’arts appliqués contemporains, Svizzera; Domaine de Boisbuchet, Francia; Design Museum Danmark, Danimarca; Brussels Design Museum, Belgio.
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