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© Guillermo Ferla

Le università milanesi e il mistero: intervista a Pupak Tahereh Bashirrad

24 giugno 2022

Nell’ambito del percorso di approfondimento dei temi di Unknown Unknowns. An Introduction to Mysteries, 23ª Esposizione Internazionale di Triennale, abbiamo coinvolto a partire da giugno 2021 ricercatori, dottorandi e studenti delle università milanesi e la rete delle comunità straniere in una serie di incontri e seminari organizzati e coordinati da Pupak Tahereh Bashirrad, architetto e dottore di ricerca.

Com'è nato questo progetto di ricerca multidisciplinare?
L’idea di coinvolgere le università e le comunità internazionali di Milano nell’ambito del progetto di avvicinamento alla 23ª Esposizione Internazionale di Triennale Milano parte da uno stimolo del presidente Stefano Boeri. La mia idea è stata fin da subito quella di coinvolgere le scuole di ricerca. Ho pensato ai giovani professionisti candidati ai dottorati di ricerca, ai loro professori, coordinatori e neo ricercatori. Una fonte considerevole e diffusa di sapienza, energia e sinergia!

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Ph. Gianluca Di Ioia © Triennale Milano

Università e comunità internazionali sono due soggetti molto diversi, come sono stati messi in dialogo tra loro?
Con un’attitudine di grande sperimentazione. Le università sono naturalmente portate ad affrontare con metodo scientifico il tema del “sapere di non sapere” – che, di fatto, rappresenta l’inizio di ogni ricerca. Le comunità internazionali di Milano, che sono composte da persone con preparazioni scientifiche molto diverse, sono invece piene di risorse e di culture che, di per sé, rappresentano un grande mistero da esplorare.
Fin dall’inizio, con Damiano Gullì, abbiamo pensato di portare avanti i lavori su due linee parallele, da un lato le cosiddette scienze dure e dall’altro le scienze umane, queste ultime dedicate al dialogo con le comunità per fare in modo che questa potesse essere anche un’opportunità di studio per i dottorandi in antropologia e sociologia per conoscere altre culture da vicino. A questo scopo abbiamo invitato a partecipare alcune scuole di dottorato di ricerca che, come attitudine, ci sembravano più interessate al tema del mistero.
Nello specifico abbiamo organizzato cinque seminari e due workshop che hanno visto il coinvolgimento dei rappresentanti dei corsi delle principali università milanesi. Abbiamo avuto il piacere di avere con noi l’eccellente scuola di dottorato dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, di cui è preside la prof.ssa Maria Luce Frezzotti, che ha partecipato con alcuni dei suoi numerosi dipartimenti e dottorati, ovvero il dottorato di ricerca in fisica e astronomia (coordinatrice prof.ssa Marta Calvi); il dottorato in scienze chimiche, geologiche e ambientali (coordinatore prof. Marco Malusà); il dipartimento di scienze dell’ambiente e della Terra (coordinatore prof. Andrea Franzetti); il dottorato di tecnologie convergenti per i sistemi biomolecolari-TeCSBi (coordinatore prof.ssa Paola Branduardi); il dottorato in educazione nella società contemporanea (coordinatore prof.ssa Francesca Antonacci); il dottorato di scienze degli URBEUR/studi urbani (coordinatrice prof.ssa Lavinia Bifulco); il dottorato di antropologia culturale e sociale (con il vice coordinatore prof. Mauro Van Aken).
Hanno partecipato a questo percorso anche la scuola di ricerca del Politecnico di Milano con il dottorato di ricerca in ingegneria aerospaziale (coordinatore prof. Pierangelo Masarati); l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano con la facoltà di filosofia con la prof.ssa Francesca Pola; e la scuola di dottorato dell’Università degli Studi di Milano Statale con il dipartimento di filosofia, arte e cinema (coordinatrice prof.ssa Barbara Grespi).
Fondamentale ovviamente, oltre al contributo di professori e rettori, quello di tutti i fantastici ricercatori e di quelli che lo saranno presto.
Il risultato finale è una serie di ricerche preziose e originali che saranno pubblicate, con cadenza regolare, su questo Magazine, nella sezione Diario 2022 dedicata alla 23ª Esposizione Internazionale.

Pupak Tahereh Bashirrad – Ph. Gianluca Di Ioia © Triennale Milano
Pupak Tahereh Bashirrad – Ph. Gianluca Di Ioia © Triennale Milano

Con le comunità che percorso è stato fatto?
All’inizio nel secondo simposio, insieme a Helena Bocca Ozino, siamo riuscite a coinvolgere tante associazioni e comunità internazionali attive a Milano. Hanno partecipato associazioni da Venezuela, Marocco, Egitto, Iran, Afghanistan, Pakistan, Cile, Ecuador; la comunità palestinese, quella ebraica, la comunità dei giovani curdi, della Guinea, della Costa D’Avorio, del Perù e tante altre. Nonostante il tema non semplice da affrontare, tutti hanno partecipato con grande entusiasmo. Mettere insieme culture molto diverse è stato abbastanza complesso, sarebbe servito molto più tempo per sviluppare un metodo che aiutasse a concentrarsi sui temi legati alla cultura e alla storia.
Il risultato, dal nostro punto di vista, è stato molto buono soprattutto in relazione alle scienze umane e agli studenti internazionali impegnati nella ricerca. Gli studenti internazionali che arrivano a Milano per un master o un dottorato e qui trovano lavoro, magari anche l’amore, diventano cittadini italiani e sono il futuro dell’internazionalità di Milano.
Per definire meglio l’ambito su cui volevamo portare il ragionamento abbiamo quindi scelto di affrontare il mistero della diaspora intesa come tolleranza, connessione, condivisione e unificazione di popoli e culture.
Con il tema della diaspora abbiamo cercato di mettere a confronto i giovani della comunità palestinese con i giovani della comunità ebraica senza entrare nel merito del conflitto, abbiamo anche chiesto a una dottoranda iraniana di raccontarci la diaspora giovanile e la fuga dei giovani dal suo Paese di origine. Insomma è stata un’esperienza bellissima e stimolante!
Io che sono mussulmana di nascita, cresciuta frequentando una scuola ebraica a Teheran e che convivo da trentacinque anni con i cristiani, sono da sempre convinta, per esperienza personale, che internazionalità non vuol dire solamente essere parte di una comunità locale ma c’entra anche quell’energia eccezionale che corre nelle università.

Ci sarà anche una continuità a questo progetto?
Mi auguro di sì. Ne stiamo discutendo, il mio intento sarebbe quello di lavorare sia con le comunità che con le università anche dopo la 23ª Esposizione Internazionale, magari su temi più generali, sull’arte, la cultura, la storia e le scienze in genere. Ma questa, come si dice, è un’altra storia!

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Ph. Gianluca Di Ioia © Triennale Milano

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